Pillole di storia / Plinio Romaneschi, il pioniere del volo alare

Pillole di storia / Plinio Romaneschi, il pioniere del volo alare
125 anni or sono, a Pollegio, la nascita di colui che sarebbe rimasto nella storia come aviatore, paracadutista, inventore e grande seduttore. Celebre il suo tentativo del novembre 1939, dalla funivia di Malvaglia, con una tuta ad azionamento muscolare.

Se vi emozionate per il volo con la tuta alare, se vi entusiasmate per imprese sempre più temerarie e se magari avete speso una lacrima per la morte dei vari Jeb Corliss, Dean Potter e soprattutto Patrick de Gayardon, sappiate che il pioniere della disciplina nacque qui, 125 anni or sono come oggi. Qui, in Ticino, a Pollegio. Il nome: Plinio Romaneschi. Che fu - e sia onore ad entrambi - un Clay Regazzoni “ante litteram”: guascone, coraggioso, analoga la formazione come apprendista e poi come meccanico. Uno di quelli che, per ardimento, si meriterebbe l'intero podio nel laicissimo “Pantheon” dei ticinesi carichi di speranze e di inventiva.

Perché geniale, autenticamente geniale fu Plinio Romaneschi. Nel 1913, dopo un primo periodo in Francia (dove sorse in lui la passione per il paracadutismo), il bassoleventinese - che tuttavia si considerò sempre pertinente alla comunità di Biasca - ottenne il brevetto di pilota di aerei, studiando alla neonata scuola dell'industria “Caproni” e scegliendo di diventare uno “showman”, ad esempio con esercizi ginnici in volo ma fuori dalla carlinga; da paracadutista, esibizioni sia in Europa sia Oltreatlantico e titolarità di numerosi “record” a varie quote (nel novembre 1921, un balzo dall'altezza di 6'200 metri). Matrimonio di breve durata in Francia, inevitabilmente con una collega: Plinio ed Yvonne Romaneschi si lanciarono insieme al “meeting” di Bellinzona, nel 1931. Di primato in primato, di “meeting” in “meeting”; con enorme consenso di pubblico e, riferiscono le cronache, con grande successo nel pubblico femminile. Aveva persino “charme”, Plinio Romaneschi, il cui biglietto da visita (qui riprodotto) recitava “Aviateur-parachutiste” con appartamento in Passage Robespierre 25 a Saint-Ouen, nell'immediata periferia di Parigi; per affari di soldi o per affari di cuore, si sapeva dove trovarlo.

Otto anni più tardi, il colpo di genio, il balzo dalla cronaca alla storia: la sperimentazione del prototipo di tuta alare denominata “Icaro R1”, dispositivo realizzato in collaborazione con Filippo Dotti, altro ticinese trasferitosi a Parigi. Tutto organizzato nella massima segretezza, tutto condito da voci e da sussurri. Prima, in quella domenica 20 agosto 1939, un tuffo nel vuoto - con il paracadute, dall'altezza di 1'500 metri - sopra la zona della funivia di Malvaglia, che era proprietà di Alessandro Prospero, su organizzazione di Elvezio Prospero, figlio di Alessandro, e davanti a migliaia gli spettatori con il naso all'insù dopo teatrale l'arrivo su un aeroplano “Bücker” pilotato da Giorgio Rondi; poi, l'affascinante l'apparizione sul traliccio della funivia stessa, con due ali meccaniche che vennero sbattute ma non “resero” il desiderato, sicché entrò di nuovo in azione il paracadute.

Plinio Romaneschi continuò ad esibirsi anche dopo la Seconda guerra mondiale, alternando gli impegni all'attività di meccanico. La morte giunse nel 1950 a causa della tisi; fu proprio Filippo Dotti, socio e sodale nel bene e nel male, a riportare in Ticino le spoglie mortali dell'amico che fu tumulato a Biasca. Sulla sua tomba: leone, scimmia, elefante. Nella memoria e nella leggenda: un uomo che sfidò le leggi della fisica. Un grande.

AllegatoDimensione
romaneschi-plinio-biglietto-visita-00001.jpg101.37 KB
pizza piazza locarno
lugachange
Claciopoli

Ultime news

promozione pubblicita

Accesso utente

nervoso e tifoso
 
salotto gabry